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Rebe & Traube

Storia di vino

Un profano alla scoperta del vino 15

Sì, sì, sui gusti non si discute. E ciò che per uno è delizioso, ad altri fa venire i conati. Mi è tutto chiaro. Ma certe cose proprio non mi entrano in testa, nel vero senso della parola.

3 min di lettura

Un uomo scettico

di William Powell

Non mi riferisco nemmeno agli asparagi: quella roba dall’aspetto cadaverico, gravata da connotazioni falliche e assolutamente sopravvalutata, attorno alla quale da decenni si fa un gran clamore, come se ogni maledetto inizio d’estate lo Spirito Santo in persona allungasse le sue dita da morto attraverso lo strato superficiale del terreno.

Il solo odore degli asparagi in cottura mi fa scappare da qualsiasi cucina, per quanto accogliente possa essere. Ma la cosa che trovo ben peggiore è che non riesco a rassegnarmici. Spronato ogni anno dalla migliore delle mogli, primavera dopo primavera, pur sapendo benissimo come andrà a finire e contro ogni ragionevolezza, addento quella roba tremenda, per poi precipitarmi verso la pattumiera con i conati, tra le risatine della mia perfida consorte. A quanto pare non riesco ad accettare che proprio non faccia per me.

Miele e formaggio a pasta semidura

All’inizio mi limito sempre a guardarla mentre se ne sta lì seduta, in estasi, accompagnando ogni boccone con un «Mmm» di piacere. Poi qualcosa in me smette di funzionare e, ossessionato dalla certezza che qualcosa di buono debba pur esserci, che questa volta riuscirò a sentire quanto sia delizioso tutto questo... il resto ve lo risparmio.

Conosco persone che mettono il miele sul formaggio a pasta semidura. Il solo pensiero mi disgusta. E allora che faccio? Lo provo e constato che lo trovo orribile. Ogni volta! A questo punto vi prego di non chiedermi perché debba provarci più di una volta. Non appena sarò entrato più a fondo in contatto con le aree interessate del mio cervello malato, mi rifarò vivo.

Portugieser e rosé?

Probabilmente, semplicemente, non mi fido di me stesso. Come spiegare altrimenti che mi siano serviti 13 (!) tentativi per riuscire ad ammettere una volta per tutte che quell’indicibile Portugieser rosé amabile proprio non mi piace? E non è che a ogni nuovo tentativo ottenessi un risultato diverso.

A farmi continuare era piuttosto la domanda del mio migliore amico, che all’epoca aveva una vera e propria cotta per il rosé amabile. Tra lui e quella brodaglia era evidentemente un amore tempestoso, che lo spingeva a voler gettare anche me tra le braccia di quell’orrenda sirena. «No, ma davvero?», sbottava incredulo e stupito quando, già dopo il primo cauto sorso, riconosceva l’espressione del mio viso.

Il disgusto dipinto in faccia

Descrivere la mia eloquente mimica facciale con la parola «disgusto» sarebbe forse un lieve eufemismo. Per essere del tutto onesto, devo anche raccontare che noi due formiamo una coppia davvero particolare. Non siamo mai riusciti ad accettare facilmente un giudizio negativo dell’altro. Almeno non sulle cose che ci stanno a cuore. Non l’ha mai ammesso, ma sono quasi certo che abbia lasciato una delle sue fidanzate per colpa mia.

Quella ragazza e io non potevamo soffrirci e, anche se probabilmente lui le voleva davvero bene, non riusciva a tollerare la mia avversione nei suoi confronti. In compenso, io non riuscivo mai a credere che lui non volesse proprio saperne delle sostanze ricreative contenenti THC. Quando ne assumeva, si addormentava oppure gli veniva una nausea da vomitare. O entrambe le cose.

Prosciutto e scarpe da corsa

Io, però, ero convinto di non aver ancora trovato la composizione giusta per lui e lo «costringevo», volta dopo volta, ad abbandonarsi ai piaceri afghani. Finché, con un getto poderoso, non mi ha imbrattato la mia piuttosto ragguardevole collezione di dischi a tal punto che da allora ho abbandonato questo hobby. Naturalmente ho dovuto ripulire tutto da solo, perché lui, dopo aver borbottato un «Oh... scusa, eh», era crollato e si era addormentato.

Nel frattempo lui beve molto volentieri gli ottimi vini della famiglia Weinmann e io spendo i miei soldi più in prosciutto Serrano e scarpe da corsa che in sostanze capaci di espandere la coscienza.

Eppure continua a non farci bene vivere insieme esperienze culinarie estreme... o anche soltanto sentirne parlare. Di recente abbiamo guardato insieme un film in cui un folle cattivo cenava con un’elegantissima e disinvolta spia gentiluomo.

Ma davvero

I due si gustavano uno Chateau LaFite del 1945 con cheeseburger e Bic Mac. E intanto discutevano del fatto che bisognasse assolutamente provare anche uno Chateau D’Yquem del 1973 con i Twinkies.

Mentre il mio amico stava ancora mormorando «Wow», a me è scappato un «Bleah!» e ho capito di aver commesso un errore. Al più tardi quando lui ha pronunciato il suo famoso «No, ma davvero?». Sarà interessante.

Die Weinpost

Buon vino. Belle storie.

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