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Rebe & Traube

Storia di vino

Un profano alla scoperta del vino 4

Ci sono persone — e ammetto di essere anch’io tra queste — che del Natale amano soprattutto il periodo che lo precede, quando usciamo in cerca di regali per i nostri cari.

3 min di lettura

Shopping natalizio

di William Powell

Anche se personalmente so quasi sempre piuttosto bene cosa cercare, mi lascio sempre molto volentieri ispirare: dalle confezioni, dalle promesse dei prodotti o — sempliciotto quale sono — dai piccoli gadget che li accompagnano.

Il vino deve essere secco

In fondo, con il vino mi comporto in modo simile. So di volere, per esempio, un bianco secco, che abbia però anche un po’ di frutto e non riduca in miseria me e i miei discendenti fino alla terza generazione … e torno a casa con una ciofeca rosata strapagata, che si può definire abboccata solo con molta buona volontà e che risulta davvero gradevole solo dopo essersi anestetizzati la bocca succhiando cubetti di ghiaccio a oltranza.

Come sia potuto succedere? Be’, innanzitutto era una bottiglia davvero molto graziosa, con un’etichetta dal design molto sobrio: un segno di classe che fa inevitabilmente presa sulla persona di formazione umanistica che è in me. In secondo luogo, il vino proveniva dalla tenuta personale di Brad Pitt e Angelina Jolie in Francia ed era per giunta in edizione limitata: non potevo proprio lasciarmelo sfuggire (al diavolo l’umanesimo).

Mia moglie lo detesta

Mia moglie non era esattamente entusiasta che avessi comprato addirittura un’intera cassa di quella roba, tanto meno dopo aver stappato la prima bottiglia ed esserci fissati, al primo sorso, con gli occhi sgranati per lo sconcerto. Dopodiché la consorte si limitò a mormorare «Ah!», rimise risolutamente il bicchiere sul tavolo e lasciò a me il compito di vedermela con il resto della bottiglia. Questo, però, non le impedì di rifilare le altre cinque bottiglie su ebay, ricavandoci un guadagno … probabilmente a persone come me.

Il marsupiale al collo della bottiglia

E pensare che sono già migliorato. Per anni ho continuato a comprare un vino rosso australiano perché dalla bottiglia penzolava un piccolo canguro di plastica dorata, appeso a un elastico dorato. Roba sfiziosa: dovevo averla. Non ricordo più bene se trovassi il vino molto buono o molto cattivo, ma so (e in realtà lo sapevo già allora) che per 2,98 € a bottiglia non stavo necessariamente acquistando un prodotto di qualità.

Eppure quel maledetto marsupiale al collo della bottiglia continuava puntualmente a farmi un cenno, e così ogni poche settimane il vino finiva nel mio carrello. Finché un giorno mi resi conto che in realtà non lo bevevamo affatto e mia moglie mi rimproverò perché più di una dozzina di bottiglie stavano marcendo in cantina. Chissà che fine avranno fatto?

Una deve pur avere la colpa

Io sostengo che sia colpa di mia madre. Sul serio: mi ha raccontato lei stessa che, a quanto pare, alla tenera età di tre anni dovette impedirmi di precipitare nell’alcolismo. Sembra lodevole, ma che cosa ha combinato comprando allora una bottiglia di vino frizzante dal bel nome «Kellergeister», ossia «spiriti della cantina».

Secondo mia madre, trovavo l’etichetta dorata e riccamente decorata, con un monaco e due diavoletti, talmente invitante e meravigliosa da smuovere cielo e terra pur di strappare un sorso da quella bottiglia. Naturalmente non mi fu permesso, rimasi enormemente deluso e per questo attribuisco anche a quel trauma infantile la responsabilità del fatto che le bottiglie dalla confezione accattivante trovino così facilmente la strada per le mie borse della spesa. Sogni irrealizzati, appunto.

Gli spiriti che ho evocato

E, sorprendentemente, le conseguenze vanno persino oltre, perché a quasi 29 anni, durante una festa, mi imbattei per caso nei miei «Kellergeister», di cui sentivo da tempo la mancanza, e finalmente ne bevvi una bella sorsata … e da allora so che, va bene, il vino frizzante «spiritoso» proprio non fa per me. Questo mi impedisce forse di comprare ogni maledetto maggio quella roba con quegli stupidi spiriti (per poi, a giugno, buttarla di nuovo via tra le risate di scherno dell’amata consorte)? Naturalmente no! Perché? Magari chiedetelo a mia madre?

Sono felice che ormai ci siano anche vini buoni in bottiglie alla moda: a proposito, in questo momento trovo particolarmente belle le etichette della famiglia di viticoltori Weinmann … ma del resto non ne conosco ancora così tante.

Die Weinpost

Buon vino. Belle storie.

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