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Rebe & Traube

Viaggio nel vino

Vini del Roussillon e della Linguadoca

Città come Perpignan, Collioure o Banyuls sur Mer hanno un aspetto completamente diverso in questo periodo dell’anno. Tutto è molto più naturale, tranquillo e silenzioso. Finalmente le masse di turisti se ne sono andate e si torna a vivere la vita e l’allegria francesi.

3 min di lettura

L’autunno e il viaggio enologico

Quando in autunno finisce la vendemmia, dalla Germania scompare quasi sempre anche il buonumore autunnale. Ora le cose si mettono male. Il cielo si rovescia a terra come se non ci fosse un domani, le temperature non sono proprio ai minimi, ma abbastanza basse da dare il via all’abbigliamento a cipolla, con tutto il suo corredo di sudore, brividi e odori. Ed è proprio allora che si prende la decisione giusta. Via da qui. Lontano. Là dove ci aspettano ancora almeno 6 ore di sole e 20 gradi. E là dove si produce il vino dal rosso intenso.

La scelta sarebbe ampia. Si potrebbero prendere in considerazione le isole da sogno dell’Europa meridionale intorno alla Grecia, le coste spagnole o spingersi subito un po’ più lontano, fino in California. Sono tutte opzioni indubbiamente magnifiche. Eppure qualcuno continua a tornare in Francia. Perché? Perché qui regna un’armonia tra laissez-faire, gusto, stile e storia che altrove non si trova in questa forma. E così l’autunno diventa un invito dettato dal calendario a raggiungere l’estremo lembo meridionale del nostro Paese vicino.

Il sud della Francia, un segreto di Pulcinella

Il caffè al mattino, le chiacchiere davanti a baguette e prosciutto a mezzogiorno e il vino la sera sono una splendida espressione dell’aver capito che cosa dovrebbe contare nella vita. Se poi tutto questo può svolgersi, come a Collioure, tra mura che hanno più di 1500 anni, occhi e orecchie ne sono ugualmente appagati. Forse a questo punto non bisogna dimenticare i molluschi, le entrecôte, i funghi e chi più ne ha più ne metta: proprio così. Qui c’è ancora molto altro che fa battere il cuore.

Mas Christine ad Argeles

Come quasi ovunque in Francia, spuntano viti. A perdita d’occhio. Naturalmente anche sulle 80.000 rotonde. A destra, un piccolo cartello, piuttosto discreto: Mas Christine. La strada, ammesso che si possa chiamare così quel percorso sconnesso, invita piuttosto a fare subito dietrofront oppure è adatta a grandi SUV. Ma neanche per sogno, tanto siamo soltanto su un’auto a noleggio. Deve farcela. O almeno dovrebbe resistere.
Il Mas Christine
La vista successiva ricorda più un vecchio birrificio o un centro di raccolta dei rifiuti. Come sempre quando ci si fa un’idea al primo incontro, anche qui è il primo sguardo a decidere. Risultato: beh, vedremo. Piuttosto così così.

Ma poi arriva quel momento speciale che distingue un viaggio enologico da una vacanza organizzata. Le domande si affollano nella mente e chi ci sta di fronte si impegna sinceramente a rispondere a tutto in francese.

Il vino rosso nel serbatoio d’acciaio inox

Sì, i francesi hanno calma e pazienza, purché ci si rivolga loro nella lingua del Paese. E così una piccola degustazione con un Grenache blanc dominato dal legno e una cuvée rouge si trasforma dopo appena 5 minuti in una visita in cantina davvero particolare. Là dove da noi brillano soltanto acciaio e botti di legno, qui si erge una “torre” di ceramica che attira lo sguardo già solo per il suo motivo decorativo.

E lì accanto, sul serbatoio d’acciaio inox, il coperchio è appoggiato di traverso. Chi non guarda lì dentro non ama il vino. Il vignaiolo lo capisce subito e ci invita a dare una prima occhiata alla nuova annata 2016. In superficie galleggia un mare d’uva e all’assaggio lascia già intuire quanta struttura debba ancora svilupparsi.

Un vignaiolo dall’Inghilterra

Il francese si fa più difficile, i termini tecnici si rincorrono e ora scatta il gran finale dell’attenzione al cliente. In un attimo una conversazione in un francese stentato si trasforma in un’analisi, in perfetto inglese di Oxford, delle ultime annate vinicole quaggiù, nell’estremo sud della Francia. Qui dove, infatti, non ha fatto abbastanza freddo perché le piante potessero entrare correttamente in riposo e riprendere il ciclo vegetativo, e dove gli acquazzoni cancellano semplicemente interi pendii.

E qui si avvera un desiderio che, da consumatori, probabilmente non si vede esaudito ovunque. La bottiglia chiamata Red Socks nasce due capannoni più in là. Lì ci sono 2 botti di legno da 225 litri che se ne stanno a gorgogliare. È solo da lì che vengono i calzini rossi. Dalla pigiatura.

Che sensazione dà? Un bel calore, meraviglioso: dopo quel rosso intenso sulle mani, uno splendido corso di pittura per adulti sarebbe un gioco da ragazzi. E tutto questo da un inglese? A quanto pare quaggiù, nell’estremo lembo meridionale, funziona. Perché qui c’è molto altro ancora. “Neuschwanstein” e il vino, per esempio.
L’autunno ha proprio i suoi lati belli. In Francia.

Die Weinpost

Buon vino. Belle storie.

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